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Ronja ha dieci anni, vive alla periferia di Oslo con la sorella Melissa, ama prendersi cura di uno scoiattolo nel cortile della scuola e le piace quando il papà le accarezza i capelli e la chiama Maccheronja. Il Natale sta arrivando e Ronja gli ha trovato il lavoro perfetto: venditore di alberi di Natale. Ronja spera davvero che questo lavoro non se lo lasci sfuggire e non vada più al pub a bere e così non dimentichi più di pagare le bollette. Perché anche la loro famiglia, così piena d’amore, potrebbe scricchiolare se le cose andassero male ancora una volta.
 
Per questa seconda settimana del Calendario letterario dell'Avvento, ci farà compagnia una fiaba che ci fa risentire le dolorose atmosfere e della piccola fiammiferaia e la sua eco di speranza, ma moderna perché ambientata ai giorni nostri in una società lacerata da disuguaglianze e ipocrisie.
Un racconto commovente, ma non triste che attraverso il punto di vista di una bambina, da un lato celebra lo spirito del Natale come un sentimento universale: quel friccorio collettivo che ci porta ad apparecchiare la tavola con cura, decorare l’albero sempre con lo stesso rito, accendere luci e candele, accogliere, condividere, ospitare. Dall’altro denuncia l’indifferenza, il consumismo, gli sprechi.
Per fortuna però, ieri come oggi, c’è anche la gentilezza degli estranei, dei passanti, di un anziano vicino di casa, di un uomo misterioso che regala un bellissimo albero di Natale. Ma non è solo questo, quell’albero rappresenta la speranza di un futuro migliore, l’incrollabile fede nel cambiamento e nella possibilità di riscatto. Perché a volte non c’è altra via d’uscita, e allora capita un miracolo.

Giorno 8, leggiamo insieme un brano estratto dal libro La porta delle stelle, di Ingvild Rishøi, con la traduzione di Maria Valeria D'Avino, per la casa editrice Iperborea