Stagione 1 🎧 Episodio 6: Elisa Claps – Il mistero della soffitta della chiesa
Oggi affronteremo uno dei casi di cronaca nera più inquietanti della storia italiana: l’omicidio di Elisa Claps, una giovane ragazza scomparsa il 12 settembre 1993 a Potenza, il cui corpo è stato ritrovato diciassette anni dopo, nel 2010, nella soffitta della chiesa della Santissima Trinità.
Un caso che ha lasciato cicatrici profonde nella memoria collettiva.
🎧Chi era Elisa Claps?
Elisa Claps aveva 16 anni, era una studentessa brillante e piena di sogni. Amava leggere, studiare e passare del tempo con gli amici. Viveva a Potenza, una città tranquilla, dove tutti si conoscevano. Era una ragazza con una vita normale, interrotta bruscamente in modo crudele e ingiusto.
🎧La scomparsa
Il 12 settembre 1993, Elisa esce di casa per incontrare un amico, Danilo Restivo, un giovane del quartiere con cui aveva avuto qualche contatto in passato. Secondo quanto emerso, l’incontro doveva avvenire proprio nella chiesa della Santissima Trinità. Da quel momento, Elisa scompare senza lasciare traccia.
La famiglia, preoccupata, denuncia immediatamente la scomparsa, ma le indagini non riescono a fare luce sul mistero. Danilo Restivo diventa subito un sospettato per i suoi comportamenti ambigui e il suo passato controverso, ma per anni il caso rimane irrisolto.
🎧Il ritrovamento del corpo
Il 17 marzo 2010, durante dei lavori di manutenzione nella chiesa della Santissima Trinità, viene scoperto il corpo di Elisa Claps. Si trovava nella soffitta della chiesa, in un’area accessibile solo tramite un piccolo passaggio nascosto.
🎧Condizioni del corpo
Gli esami forensi rivelano che Elisa è stata accoltellata diverse volte e che il suo corpo è stato lasciato lì per oltre 17 anni.
🎧Elementi di prova
Il ritrovamento è accompagnato da tracce di sangue, capelli e altri elementi che inchiodano il colpevole.
🎧Profilo del colpevole: Danilo Restivo
Danilo Restivo, all’epoca dei fatti, era un giovane noto per comportamenti strani e ossessivi, in particolare per la sua inquietante abitudine di tagliare ciocche di capelli alle ragazze a loro insaputa.
🎧Comportamento manipolatorio
Restivo si presentava come una persona timida e innocua, ma era capace di manipolare le persone per ottenere ciò che voleva.
🎧Modus operandi
L’omicidio di Elisa non è stato il solo crimine a lui attribuito. Restivo è stato successivamente condannato per l’omicidio di Heather Barnett, una sarta inglese trovata morta nel 2002 con le ciocche di capelli di altre donne accanto al corpo. Questo elemento lega i due casi, evidenziando un pattern di comportamento sadico e ossessivo.
🎧Le ombre sulla chiesa
Uno degli aspetti più inquietanti di questo caso è il coinvolgimento – diretto o indiretto – della chiesa.
🎧Come è stato possibile?
La soffitta dove è stato trovato il corpo di Elisa era un luogo frequentato da membri del clero. Questo solleva interrogativi sul perché il corpo sia rimasto lì per così tanto tempo senza che nessuno lo scoprisse o denunciasse.
🎧Silenzio e insabbiamento
Le indagini hanno ipotizzato che alcune figure religiose potessero essere a conoscenza del delitto e avessero scelto di non intervenire.
🎧La giustizia tardiva
Danilo Restivo è stato condannato nel 2011 a 30 anni di carcere per l’omicidio di Elisa Claps, un verdetto che è arrivato solo dopo 18 anni di dolore e battaglie legali da parte della famiglia Claps.
🎧La battaglia della famiglia
La madre e il fratello di Elisa, Filomena e Gildo Claps, non hanno mai smesso di cercare la verità, denunciando errori e omissioni nelle indagini iniziali.
🎧Un caso emblematico
L’omicidio di Elisa Claps è diventato il simbolo della lentezza della giustizia italiana e dell’importanza di non arrendersi mai nella ricerca della verità.
🎧Riflessioni finali
Questa tragica storia ci lascia molte domande: come è stato possibile che un corpo rimanesse nascosto per così tanto tempo? Perché non sono stati fatti i dovuti controlli nella chiesa? E, soprattutto, come possiamo garantire che simili errori non si ripetano?
L’omicidio di Elisa Claps non è solo un crimine efferato, ma un monito per la società e le istituzioni: la verità non può essere sepolta, così come non possono esserlo le voci delle vittime.
Testi di Marcella Boccia