Il cappio
Mi stringe la gola la cravatta del cielo,un nodo scorsoio fatto di vene,rosso come i tramonti sui tetti di Roma,nero come l’inchiostro nei pozzi di Dio.L’Italia è una madre che culla i suoi morti,li canta nel vento sulle mura di Napoli,li lascia marcire nei letti d’ospedale,li vende a basso costo alle guerre sbagliate.Ho visto uomini credersi liberimentre si stringevano al collo i giorni,mentre contavano il prezzo del pane,mentre baciavano i figli con labbra disfatte.Il poeta è un dio minore,un profeta senza altari né croci,una Sibilla che scrive col sanguee ride mentre il mondo si impicca.Il cappio è un cerchio perfetto,come l’eternità ,come la menzogna,come il destino.E quando l’aria si farà strettacome un vicolo di Palermo,come una bara lasciata socchiusa,quando la mia lingua cercherà paroleche nessun uomo vuole ascoltare,forse allora capiròse sono mai stata vivao solo un'eco spezzatanel buio di un universo sordo.
(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)