Il 21 marzo 1955, Albert Einstein scrive l'ultima lettera della sua vita. Al suo amico più caro, appena morto. In quella lettera c'è una frase che la scienza non ha ancora finito di discutere: la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione. Per quanto testarda. Settant'anni dopo, la neuroscienza gli dà ragione. Ma non come pensate! Daniel Schacter, a Harvard, ha scoperto che il cervello usa gli stessi circuiti per ricordare il passato e per immaginare il futuro. Martin Seligman ci ha ribattezzati Homo Prospectus: non siamo guidati da quello che è stato, ma da quello che potrebbe essere. La cattiva notizia? Quasi nessuno ci insegna a usare questo superpotere. La buona notizia? Basta chiudere gli occhi. In questo episodio: perché "visualizzare il successo" è il peggior consiglio che ti abbiano mai dato, come il premortem di Gary Klein ti fa vedere i problemi prima che esistano, e cosa sono i piani "se-allora" che trasformano la simulazione in azione. La parola di oggi è: VIAGGIO.
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